Profumi

La creazione di un profumo è un atto artistico, come comporre una melodia, dipingere un quadro, scrivere una poesia.
Il naso ha una memoria olfattiva incredibile che gli permette di imprimere nella sua mente oltre 3000 sentori. La sua capacità di immaginare il risultato di connubi di diverse essenze si sviluppa con un lunghissimo percorso formativo, un continuo esercizio quotidiano nel riconoscere e memorizzare i profumi. Esistono scuole nel mondo nate per formare i profumieri. L’unico requisito richiesto è quello di avere una laurea in chimica oppure aver fatto stage e corsi di formazione all’interno di aziende profumiere, anche se molti nasi famosi hanno un bagaglio completamente diverso da quello accademico. Si tratta di una professione molto complessa, basata su un mix di basi scientifiche, chimiche e tecniche, su una forte sensibilità artistica, supportata da una potente memoria olfattiva e tanta volontà che permette di tradurre le esperienze di vita in forme d’arte. Non è facile diventare nasi, i corsi di formazione sono limitati e molti si svolgono all’estero. Esistono poi le dinastie dei profumieri, che tramandano il mestiere di generazione in generazione.

Conoscere il profumo
Le famiglie olfattive aiutano a classificare un profumo in base agli elementi che lo compongono; le sfaccettature olfattive permettono di completarne la descrizione. 

La classificazione dei profumi fu sviluppata per creare un linguaggio descrittivo comune. Citiamo, a esempio, una fragranza composta di legni e agrumi, quindi da sfaccettature legnose ed esperidate: se prevale la percezione dei legni, la fragranza sarà associata alla famiglia legnosa con una sfaccettatura esperidata – il profumo avrà un carattere molto deciso e asciutto, con un inizio frizzante delle note di testa. Al contrario, se saranno gli agrumi a imporsi nel tempo, si potrà definire la fragranza esperidata con sfaccettatura legnosa, molto meno persistente della precedente.

Le sfaccettature olfattive sono le categorie sotto le quali sono raggruppate le materie prime utilizzate per comporre una fragranza. Queste classi sono costituite sulla base di affinità di origine o di proprietà olfattiva delle sostanze. La classificazione, introdotta alla fine del XIX secolo da Eugène Rimmel, permette di agevolare la scelta, il confronto e la comunicazione riguardante le sostanze odorose. Per la soggettività della percezione olfattiva, il numero di sfaccettature olfattive può variare a seconda delle aziende e dei professionisti, ma in generale l’industria si trova concorde su queste classi (indicate rispetto al posto che occupano nella piramide olfattiva, dall’alto verso il basso – le note più volatili sono in alto, diventano più persistenti man mano che si scende).

  • Ambrata
  • Agrumata o esperidata
  • Nuova freschezza
  • Verde
  • Aleidata
  • Aromatica
  • Fruttata
  • Marina o acquatica
  • Fiorita
  • Speziata
  • Legnosa
  • Fougère
  • Cipriata
  • Gourmand
  • Orientale
  • Cuoio
  • Chypre
  • Muschiata

Per formulare un profumo si tiene conto del grado di volatilità e di persistenza delle materie prime, considerando tre piani olfattivi teorici: la cosiddetta “piramide olfattiva”.

Per approfondire: www.accademiadelprofumo.it

Sicurezza dei profumi
Come tutti i cosmetici anche le fragranze sono regolate da norme specifiche che ne garantiscono la sicurezza. Il profumo è infatti un prodotto cosmetico come definito dal Regolamento 1223/2009 ed è quindi soggetto a tutta una serie di obblighi relativi al contenuto, all’imballo in cui viene posto in commercio, alla documentazione che deve essere disponibile alle Autorità sotto forma di Product Information File (PIF). Il Regolamento 1223/2009 inoltre prevede per la Persona Responsabile l’obbligo di dichiarare in etichetta l’eventuale presenza di specifici ingredienti delle composizioni profumanti se la loro concentrazione supera determinati valori.

Altre garanzie sulla sicurezza del profumo derivano dal codice e dagli standard IFRA (International Fragrance Association), a cui i profumieri aderenti devono conformarsi: ad esempio nel codice IFRA viene stabilita la massima quantità ammissibile in un cosmetico per un determinato componente.