Animal testing

Le dichiarazioni “non testato su animali” o similari possono essere d’aiuto per il consumatore?
La normativa europea prevede che la Persona Responsabile possa indicare sulla confezione o sulla pubblicità del prodotto che quest’ultimo è stato sviluppato senza fare ricorso alla sperimentazione animale solo a condizione che il fabbricante e i suoi fornitori non abbiano effettuato o commissionato sperimentazioni animali sul prodotto cosmetico finito, sul suo prototipo, né su alcun suo ingrediente e che non abbiano usato ingredienti sottoposti da terzi a sperimentazioni animali al fine di ottenere nuovi prodotti cosmetici. Tuttavia, essendo tutto ciò già esplicitamente vietato dalla stessa normativa, queste dichiarazioni non forniscono elementi utili ai consumatori per compiere una scelta informata. Per questo il Regolamento europeo 655/2023 ne impedisce di fatto l’uso. Oggi, dunque, ancor di più dopo il bando totale introdotto dalla UE da marzo 2013, la scritta “non testato su animali” sui cosmetici non ha più alcun senso: tutti i prodotti e gli ingredienti utilizzati nei cosmetici non possono infatti essere testati sugli animali.

I test alternativi messi a punto in questi anni non prevedono alcun uso di animali?
Proprio così. I cinque test alternativi usati oggi in campo cosmetico sono tutti test di replacement, ossia di totale sostituzione dei test sugli animali. In genere, per mettere a punto dei metodi alternativi si lavora su tre aree, le cosiddette “tre R”: reduction, refinement e replacement (riduzione, perfezionamento, sostituzione). Nel primo caso, si cerca di limitare il numero di animali impiegati per dimostrare le proprietà di una sostanza. Nel secondo caso, si punta a una riduzione dello stress e del dolore che i test implicano per gli animali. Nel terzo caso si creano test completamente diversi e alternativi all’uso degli animali. Ebbene, la legge ha stabilito che in cosmetica si può procedere solamente in quest’ultima direzione.

Il divieto di ricorrere a test animali è valido anche fuori dall’Unione europea?
No, la norma è applicabile attualmente solo nell’Unione europea. Ricordiamo, però, che sono da anni in atto attività di cooperazione scientifica congiunte fra UE, USA e Giappone nella ricerca e convalida di test alternativi.