Beauty Report 2019

24/06/2019

In occasione dell’Assemblea annuale del 27 giugno 2019, all'interno di Palazzo Clerici di Milano, viene presentata la quarta edizione del progetto editoriale che vede l’accorpamento delle due pubblicazioni che raccontano l’evoluzione del settore: il Beauty Report e il Rapporto Annuale.
   

Il presente Beauty Report dà conto innanzitutto dei risultati e delle strategie adottate dalle imprese cosmetiche nel corso del 2018, effettuando un confronto con quanto avvenuto negli anni precedenti, ma approfondisce due ambiti fondamentali che interessano da vicino anche le aziende del settore: quello della progressiva disintermediazione sul fronte delle vendite e quello, più ampio, della digitalizzazione destinata a trasformare progressivamente l’intera gestione aziendale: dalle modalità organizzative al profilo delle risorse umane, dagli investimenti allo stesso modello di business.
Inoltre il Rapporto contiene un apposito capitolo dedicato all’analisi dei bilanci delle aziende cosmetiche e al confronto con quelle appartenenti ad altri ambiti del Made in Italy, a cui si affianca un ulteriore capitolo che riporta la tradizionale analisi strutturale annuale, basata sugli indicatori fondamentali del settore: andamento del fatturato, dell’export e del saldo commerciale oltre che quello dei consumi interni e degli investimenti pubblicitari.
L’interpretazione complessiva dell’andamento del settore nonché dei comportamenti e degli orientamenti delle imprese, con riferimento ai due aspetti fondamentali richiamati, può essere sintetizzata nei seguenti cinque passaggi di fondo:


Il primo passaggio ci ricorda che il settore cosmetico mostra una tendenza in continua crescita della produzione e soprattutto dell’export, la quale si
manifesta ormai dal 2010 assecondando – sia pure più lentamente – anche i consumi interni.

Il secondo passaggio conferma – anche nelle dichiarazioni degli imprenditori – la fuoriuscita dal ciclo economico precedente e ribadisce una stabile reattività (positiva) che caratterizza le aziende cosmetiche e che si traduce – tra l’altro – in una sorta di “coazione continua ad investire” sempre e comunque.

Il terzo passaggio riguarda l’impatto crescente del fenomeno più generale della “disintermediazione” sulle aziende cosmetiche, le quali registrano o
hanno già registrato un certo disinvestimento rispetto all’intermediazione tradizionale, mostrando anche un interesse in evoluzione nei confronti dell’e-commerce, il quale viene per lo più utilizzato in forma “ibrida”, insieme agli altri canali, ma con una significativa consapevolezza circa le trasformazioni
strategiche e gestionali che lo strumento richiede.

Il quarto passaggio individua il posizionamento delle aziende cosmetiche, rispetto al processo di digitalizzazione, il quale appare essere più che in movimento ed anzi – per certi aspetti – risulta migliore della media delle aziende italiane, anche se continua a pesare un’informatizzazione che è cresciuta per comparti o addirittura per segmenti separati. Eppure esiste, in parallelo, un’elevata consapevolezza circa l’importanza del tema della digitalizzazione e della necessità di presidiarne adeguatamente il processo di compimento.

A conclusione delle presenti Considerazioni è il quinto passaggio ribadisce come:

  • il settore cosmetico nel suo complesso cresca – come regola – mediamente di più degli altri quando il ciclo economico è positivo, ma riesca a crescere anche quando il ciclo diventa negativo, naturalmente con tutte le precisazioni del caso che sono state ricordate nel corso del testo; 
  • il relativo sistema di imprese presenti un legame straordinariamente stretto con la cultura, i comportamenti, gli atteggiamenti e persino gli umori dei consumatori con la conseguenza di aver consolidato un vero e proprio “meccanismo di rispecchiamento” che è diventato un elemento strutturale di forza del settore: esiste dunque una profonda e continua sintonia autoregolata tra produttori e consumatori, che non trova facili riscontri in altri settori industriali;
  • tale “meccanismo di rispecchiamento” valga analogamente per la multicanalità che caratterizza la filiera a valle della produzione: ormai i clienti sono diventati fruitori permanenti (e smaliziati) di più canali contemporaneamente a fronte di imprese cosmetiche che, a loro volta, utilizzano una molteplicità di canali: con il grande vantaggio, da parte di queste ultime, di godere di un doppio flusso informativo che sale, con continuità, dai consumatori.