Sono pubblicati i risultati dell’Osservatorio cosmetico realizzato in collaborazione con TEHA - The European House Ambrosetti, dedicato al valore economico, industriale e sociale della filiera cosmetica italiana e al suo contributo alla competitività del sistema produttivo nazionale.
Dieci sono i messaggi chiave individuati dallo studio:
fatturato record e impatto della filiera: nel 2025, l'industria cosmetica italiana ha registrato un fatturato record di 18 miliardi di euro. L'intera filiera estesa ha generato un fatturato di 49 miliardi di euro e un valore aggiunto di 31,5 miliardi di euro. Il comparto sostiene l'occupazione di 500.000 persone e genera un contributo fiscale di 10,5 miliardi di euro;
consumi essenziali e stabili: la spesa in prodotti cosmetici si mantiene costante nonostante le turbolenze economiche, attestandosi allo 0,61% del PIL in Italia. I cosmetici mostrano dinamiche di consumo analoghe a quelle dei beni per la salute, dimostrando la loro natura essenziale e non voluttuaria;
attrattività per gli investimenti esteri: L'Italia è un mercato fortemente attrattivo per gli investitori internazionali, con le aziende cosmetiche a controllo estero che generano il 37% dei ricavi complessivi del settore. Questi investimenti presentano una marcata concentrazione territoriale in Lombardia;
eccellenza della produzione dei Beauty Maker: la filiera italiana possiede una forte specializzazione nella produzione per brand internazionali, con un polo principale situato nella Cosmetic Valley lombarda. Negli ultimi dieci anni, il fatturato delle aziende contoterziste analizzate è più che raddoppiato, arrivando a 2,7 miliardi di Euro;
forte competitività dell'export: le esportazioni sono cresciute del 4,1% nel 2025 rispetto al 2024, raggiungendo il valore record storico di 8,6 miliardi di euro. Il saldo commerciale si è attestato su un attivo di 5,1 miliardi di euro. I mercati principali rimangono l'Europa (61,8%) e gli Stati Uniti (18,7%), con nuove opportunità per intercettare lo sviluppo in India e nei Paesi del Mercosur;
approvvigionamento delle materie prime: pur essendoci una percezione di bassa criticità negli approvvigionamenti, l'Italia importa circa la metà degli ingredienti da nazioni extra-europee, di cui il 30% dall'Asia. A fronte dell'aumento dei costi delle materie prime, il 40% delle imprese sta già adottando strategie per diversificare i propri mercati e fornitori;
la sostenibilità come motore di mercato: Nel 2024 il settore ha investito circa 300 milioni di euro nella transizione ecologica. Nel 2025 i cosmetici a connotazione naturale e sostenibile hanno raggiunto un valore di mercato di 3,2 miliardi di euro, rappresentando il 25% del mercato cosmetico nazionale;
stabilità occupazionale, competenze digitali e parità di genere: L'85% dei lavoratori della cosmetica ha un contratto a tempo indeterminato, superando la media nazionale dell'80,5%. Nel settore prevale la forza lavoro femminile (65%), con le donne che ricoprono il 40% dei ruoli dirigenziali. Inoltre, il comparto affronta una forte trasformazione che richiede nuove competenze tecnologiche, digitali e collegate all'Intelligenza Artificiale;
necessità di un approccio di "sistema cosmetico": paesi competitor di successo, come la Corea del Sud, hanno dimostrato l'efficacia di politiche di sistema che integrano industria, cultura e promozione globale (K-Beauty) per accelerare l'accesso ai mercati. Questo modello ha permesso al Paese asiatico di passare in dieci anni dall'11° al 4° posto tra gli esportatori mondiali;
tre principi per la competitività futura: La cosmetica deve essere riconosciuta come un settore strategico del Made in Italy. Le priorità di politica industriale devono concentrarsi su: semplificazione del quadro normativo relativo alla transizione sostenibile, sostegno potenziato agli investimenti in Ricerca e Sviluppo e definizione di una Strategia-Paese multilivello per il posizionamento internazionale.